CASTELLO-SVEVO-ANGIOINO_MANFREDONIA-(2)Il Castello svevo-angioino-aragonese è un complesso a pianta quadrangolare, munito di spesse mura perimetrali e corredato, agli spigoli, di tre torri circolari e di un bastione pentagonale. Esso non è il frutto di un progetto unitario concepito fin dalla sua origine così come oggi ci appare, ma è il risultato di trasformazioni, ampliamenti e rifacimenti avvenuti in epoche diverse. All’interno sorge il primitivo nucleo fortificato, ideato ed iniziato da re Manfredi di Svevia e portato a termine nel periodo angioino. L’ampliamento aragonese (seconda meta del sec. XV) è identificabile, ad eccezione del bastione pentagonale, all’attuale configurazione esterna del castello. Della quinta torre restano solo poche tracce, mentre le altre, ad eccezione di quella posta a Sud-est, hanno cambiato la loro struttura formale. Infatti, un’opera di inglobamento avvenuta in epoca successiva, ha trasformato le precedenti strutture quadrangolari in torrioni a pianta cilindrica.

Un’ulteriore modifica e attestata dal bastione pentagonale (o dell’Annunziata), realizzato nella prima meta del ‘500. Sede del Museo Archeologico nazionale.

Attualmente il Museo Nazionale di Manfredonia (presso il Castello Svevo-Angioino) si articola in diverse esposizioni che sostanzialmente sintetizzano – nelle linee essenziali – la presenza dell’uomo nella Daunia a partire dal Neolitico.

Il castello di Manfredonia si connota sotto il profilo architettonico per un’impronta di chiara marca sveva caratterizzata dalla estrema regolarità geometrica e dalla linearità delle strutture, elementi questi che lo accomunano ad analoghi modelli difensivi realizzati dagli Svevi. Ma se sul piano comparativo il Castello di Manfredonia, denuncia una evidente “facies sveva”, a livello documentario esso e da attribuire a Carlo I d’Angio. Infatti i primi documenti che parlano del Castello di Manfredonia provengono proprio dalla Cancelleria angioina e risalgono all’aprile del 1279. In essi si fa riferimento al reclutamento di manodopera specializzata per l’inizio dei lavori. Certo non è da escludere l’ipotesi che gli angioini abbiano usufruito di strutture preesistenti, riferibili a Manfredi, e che le abbiano poi inserite in un progetto più organico e definitivo.

Con il governo della casa d’Aragona, (1442), si assiste ad un ulteriore processo di visibile trasformazione del Castello. Negli ultimi anni del XV secolo, infatti, gli Aragonesi, all’interno di un complessivo progetto di fortificazione delle strutture difensive delle più importanti città costiere, dispongono per il Castello di Manfredonia la costruzione di una nuova cortina muraria inglobante la struttura primitiva. A queste mura viene data una leggera inclinazione a scarpa tale da renderle più rispondenti alle mutate esigenze dell’arte difensiva conseguenti all’uso dell’artiglieria.

Agli angoli di questa nuova cortina muraria vengono posti quattro torrioni cilindrici casamattati, questa volta più bassi di quelli del recinto interno, più idonei alle nuove tecniche di difesa. La costruzione del grosso bastione posto ad Ovest del Castello, denominato dell'”Avanzata” o dell'”Annunziata”, segna per l’edificio un’altra tappa nella storia della sua edificazione. Con esso l’immagine del Castello risulta finalmente essere rispondente alla realtà attuale. Il bastione, realizzato attraverso l’inglobamento della precedente torre circolare, probabilmente all’indomani dell’assedio messo in atto nel 1528 dal maresciallo Lautrec, doveva servire come elemento di difesa per attacchi nemici provenienti dalla città. Il programma di inglobamento, che avrebbe dovuto interessare anche gli altri torrioni della cinta muraria esterna, non fu portato a termine. Non ci è dato conoscere i motivi che sospesero questo programma, ma certamente su tale decisione dovette influire la convinzione che il proseguimento dell’opera di trasformazione non avrebbe comunque impedito la capitolazione del Castello di fronte ad un nemico ben armato. Nel 1620, infatti, sotto il fuoco dei tiratori turchi appostati sugli edifici più alti della città, il Castello dovette capitolare a causa anche della esiguità dei pezzi di artiglieria e perché privo di parapetti protettivi sufficientemente alti a garantire l’incolumità dei difensori.

Perso oramai il suo originario significato di fortezza difensiva, il Castello assume nel corso del XVIII secolo la funzione di comune caserma mentre il torrione Ovest del circuito interno viene adibito a prigione. Gli interventi operati in tale periodo sono diretti a rendere più funzionale la struttura per i nuovi scopi a cui è destinata. Durante il regno dei Borboni e in epoca successiva fino al 1884 il Castello viene tenuto in efficienza in quanto Manfredonia viene qualificata “Piazza Forte”. Dal 1888 fino al 1901, anno in cui l’edificio fu acquistato dal Comune di Manfredonia, appartenne all’Orfanotrofio Militare di Napoli. Nel 1968, con D.P.R. del 21 giugno n. 952, il Castello viene donato dal Comune allo Stato con l’impegno, da parte di quest’ultimo, di istituire al suo interno un Museo Archeologico per conservare i reperti provenienti dal territorio circostante