Itinerario indicato per gli amanti della natura, appassionati di birdwatching e del trekking in mezzo alla natura; indicato anche per i bambini che quasi certamente restano affascinati dalle tante specie di uccelli che popolano queste aree e dagli spazi sconfinati.

Questo percorso è volto alla scoperta dell’eccellenza del patrimonio ecologico e produttivo che la natura mette a disposizione dell’uomo: sole, acqua e vento fino alla produzione del sale.

I comuni coinvolti sono quelli di Manfredonia, Trinitapoli, Zapponeta e Margherita di Savoia. Si può cominciare a seguire il percorso da Margherita di Savoia.

Le Saline di Margherita di Savoia

saline

Le Saline di Margherita di Savoia si estendono per circa 20 km lungo la S.S. 159 delle Saline, da Margherita di Savoia in direzione Zapponeta, comprendendo i comuni di Trinitapoli, Margherita di Savoia, Zapponeta e Cerignola). Con i suoi 3.871 ettari la “Zona Umida delle Saline di Margherita di Savoia” è la più importante area protetta dell’Italia peninsulare centro-meridionale per la sosta, nidificazione e svernamento degli uccelli acquatici. Questa zona umida interessa l’area già occupata dal Lago di Salpi sin dall’epoca neolitica e, successivamente, dalle città di Siponto e Salpi il cui porto era collegato al mare attraverso il lago.

Ancora oggi, visitando la zona umida, è possibile osservare numerose testimonianze archeologiche e storiche come i resti della Salapia Vetus, il Monte di Salpi, le Vasche Napoletane,   ricordi delle prime attività connesse alla produzione del sale, e Villa San Vito con i resti di una villa gentilizia del periodo ellenistico.

Nel tredicesimo secolo questa zona ospitò l’imperatore “naturalista” Federico II di Svevia, autore del trattato di falconeria De arte venandi cum avibus, il quale proprio a Salpi possedeva una delle sue famose dimore con un allevamento di falconi per la caccia.

La Zona Umida, ecologicamente assimilabile ad una laguna, è per circa 200 specie di uccelli l’habitat ideale, grazie alla localizzazione sulle rotte delle migrazioni e alla vicinanza con altre zone umide (nei mesi invernali l’avifauna raggiunge i 40.000 individui principalmente anatre o limicoli).

La topografia pianeggiante e la vegetazione piuttosto bassa consentono con facilità di spaziare con lo sguardo e di poter osservare agevolmente gli uccelli. Sentieri, percorsi attrezzati, torrette di avvistamento danno la possibilità, in piccoli gruppi, di sostare e cimentarsi nel birdwatching.

La salicornia è la pianta caratteristica di quest’area, insieme a cannucce, ferule e tamerici che spiccano in altezza fra la restante vegetazione.

Il Centro di Educazione Ambientale “Casa di Ramsar” e  il Parco Cittadino della Zona Umida di Trinitapoli

casa-ramsarCome una porta di accesso alla riserva naturale della Zona Umida, troviamo il Centro di Educazione Ambientale “Casa di Ramsar”, realizzato dal Comune di Trinitapoli con la ristrutturazione di una masseria, nel bel mezzo del Parco Cittadino della Zona Umida.

Il Centro, infatti, è ubicato fra l’abitato cittadino e la riserva naturale in contrada “Castello”, nel bel mezzo del Parco Cittadino. È stato allestito in quello che era un antico palatium federiciano.

E’ stato intitolato a Ramsar, città iraniana dove nel 1971 fu firmata la Convenzione che inserisce la Zona Umida delle Saline, tra le zone umide di importanza internazionale. Il CEA è infatti un luogo dedicato principalmente alla conoscenza e alla valorizzazione della Zone Umide e di tutto il patrimonio naturalistico che caratterizza il territorio cittadino.

E’ dotato di una mostra permanente sulle zone umide; di un’esposizione di disegni opera del maggior etologo italiano, Danilo Mainardi; di un’aula per la formazione con annessa sala espositiva e museo naturalistico; di un laboratorio per sperimentazioni scientifiche e didattiche e di un centro di documentazione sui temi ambientali.

Il C.E.A., in particolare, propone alle scuole percorsi didattici indirizzati a conoscere il territorio locale, a monitorare la qualità dell’aria e dell’acqua e a studiare temi ecologici come l’energia, la biodiversità, sugli ecosistemi delle zone umide e di monitoraggio dell’avifauna.

È possibile fare osservazioni naturalistiche con l’ausilio di idonei strumenti ottici, seguire lezioni d’aula e “in natura”, effettuare trekking o ciclo escursioni affascinanti lungo il perimetro della zona protetta per avvicinarsi al birdwatching e al biowatching.

Il Parco Cittadino della Zona Umida, racchiuso tra la città e le vasche evaporanti, sempre accessibile e rappresenta un’area di grande valenza ambientale tanto da essere parte integrante della nuova Zona a Protezione Speciale (ZPS) così come stabilito dall’ufficio Parchi della Regione Puglia.

Per il birdwatching, l’ideale è approfittare delle torrette di avvistamento appositamente disposte, come si può vedere dalla cartellonistica impiantata agli ingressi del parco.

Dal Parco cittadino si può proseguire il giro attraverso la pista ciclabile Trinitapoli-mare, attrezzata e dalla vista splendida, ritornando verso Margherita.

A testimoniare questa storia legata alla produzione del sale, è nato il Museo della Salina, in corso Vittorio Emanuele, 99 presso il “Torrione”. Il Museo della Salina di Margherita di Savoia, unico nel suo genere in tutta l’Italia centro-meridionale, si struttura in quattro sezioni illustrate e commentate: Proprietà del sale e suoi impieghi ; La salina all’inizio del XXI secolo; La salina nel passato; Evoluzione delle tecniche XX secolo.   La sua collezione al coperto ospita circa 1.000 reperti di archeologia industriale (densimetri per la misurazione dei gradi Baumè anemografi, pluviografi, evaporigrafi, strumenti elettrici, pesi e stadere per la pesatura del sale. ecc.) che rappresentano l’evoluzione tecnica e tecnologica della salina più estesa d’Europa, si esplora tramite essi il complesso rapporto territorio-uomo-macchina.

Le Terme

Altro fiore all’occhiello per la città di Margherita di Savoia sono le Terme, uno degli stabilimenti termali più completi e prestigiosi dell’Italia del centro sud e costituiscono un altro degli aspetti di sviluppo del territorio legati all’acqua e alla Zona Umida.

Le Terme, situate nella piazza Libertà sorgono su una vasta area prospicente il mare con un’ampia spiaggia e si estendono su una superficie coperta di circa 15.000 mq. Lo stabilimento termale dispone di attrezzature medico-sanitarie tra le più moderne. Le acque termali impiegate provengono direttamente dalle saline. L’alta concentrazione salina, il contenuto di bromo e di iodio rendono le “acque madri” particolarmente efficaci nella prevenzione e nella cura di diverse patologie ginecologiche, dermatologiche, dell’orecchio, delle vie respiratorie e dell’apparato osteoarticolare.

Verso Zapponeta: Torre Pietra e il Vilaggio dei Salinieri

salinieriPer completare questo percorso alla scoperta delle Saline più grandi d’Italia, si parte procedendo verso nord in direzione Zapponeta, lasciando Margherita di Savoia lungo la statale delle saline.

Percorreremo ora, su un unico rettilineo, la Salina per tutta la sua lunghezza: lo spettacolo cromatico delle vasche ricolme di acque madri è a dir poco straordinario.

Per tutto il tragitto, fino ad incontrare i centri abitati, avremo alla nostra destra meno di 100 mt di arenili e poi il mare che si perde all’orizzonte; alla nostra sinistra una distesa brillante che va dal rosso al verde all’azzurro fino al bianco dei cristalli di sale. Come sfogliando un trattato di ornitologia, scorreremo con lo sguardo una quantità indefinita di specie di uccelli che accompagneranno il nostro viaggio: all’interno delle vasche, già dagli argini della strada e fino all’orizzonte potremo osservare, anche passando con l’auto o con pullman organizzati, colonie di fenicotteri rosa, di garzette, di spatole, cavalieri d’Italia e tanti altri, sparsi tra acqua e argini delle vasche, tranquilli nel loro habitat naturale.

Potremo sostare in alcuni punti per osservarli col binocolo, a Foce Carmosina oppure, più avanti, a circa 11 km da Margherita, a Torre di Pietra e al Villaggio dei Salinieri.

Questo punto è dotato di area di parcheggio e costituisce l’unico punto di sosta tra Margherita e Zapponeta. Torre di Pietra (sulla destra della strada rispetto al nostro percorso) traeva il suo nome dal fatto che di fronte a sé, verso il mare, c’era il promontorio di San Nicolao de Petra, ovvero un sito costiero che via via nei secoli, per la lenta erosione marina, è divenuto isola per poi inabbissarsi definitivamente (nei mesi primaverili e autunnali, col mare calmo, è infatti possibile distinguerne i resti sui fondali).

Anche Torre Pietra, come le altre torri, aveva funzione di avvistamento e segnalazione dei pericoli provenienti dal mare, di fortificazione, ma anche doganali e di controllo delle acque del lago Salpi.

A fianco della Torre Pietra sorge l’antica chiesetta dedicata a San Michele Arcangelo, un tempo dedicata a S. Nicola nella documentazione ufficiale a S. Ruggiero, eretta nella sua forma attuale nel 1768 ad opera del barone Zezza.

Attraversando la strada (SS 159) si raggiunge il Villaggio dei Salinieri, situato di fronte a Torre Pietra e alla Chiesetta, aldilà della strada. È costituito da un grande edificio su due piani, abitato un tempo dai lavoratori della Salina.

È stato oggetto di ristrutturazione e diviene un punto di sosta e accoglienza turistica.

L’oasi Lago Salso

tramonto_OASI LAGO SALSO

Riprendendo il percorso, proseguendo sulla S.P. 141 (ex S.S. 159 delle Saline), a 8 km prima di raggiungere Manfredonia, a sinistra e a destra del fiume Candelaro c’è l’OASI LAGO SALSO, anch’essa all’interno di un sistema di zone umide tra le più importanti d’Italia, designato come Sito d’Importanza Comunitaria (SIC “Zone umide della Capitanata”) e come Zona di protezione Speciale (ZPS “Paludi presso il Golfo di Manfredonia”).

Altro tesoro inestimabile del nostro territoro, è una zona umida costiera del Golfo di Manfredonia, che rientra all’interno del Parco Nazionale del Gargano.

L’oasi, estesa per 1040 ettari, è costituita da ampie casse di espansione e vasche di colmata realizzate durante le bonifiche della Riforma Fondiaria del Tavoliere. Prima della bonifica, nella stessa area dove oggi c’è la palude, vi era il cosiddetto Pantano Salso. Esso era formato dallo spandimento delle acque dei torrenti Candelaro, Cervaro e altri piccoli corsi d’acqua. Sebbene le bonifiche attuate nel corso del tempo abbiano modificato nettamente l’aspetto naturale, l’area ha conservato aspetti naturalistici di grande pregio. Infatti per molti anni la palude fu utilizzata come azienda faunistico-venatoria, denominata “Daunia Risi”, ma proprio grazie al WWF fu fra le prime aziende venatorie d’Italia a stipulare accordi per la conservazione dell’oca selvatica.

Oggi nell’oasi si alternano canneti, specchi d’acqua e pascoli che accolgono, sia nei mesi invernali che in quelli estivi, moltissime specie di uccelli.

Nell’oasi sono state osservate oltre 300 specie di uccelli, delle quali almeno 60 nidificanti.
La presenza di acqua dolce favorisce lo sviluppo di un canneto costituito quasi unicamente da cannuccia di palude a cui si affianca la tifa. Nei mesi di giugno-agosto si può osservare anche la rarissima Utricularia australis, una piccolissima pianta acquatica carnivora.

Numerosi sono anche gli anfibi (rana verde, raganella, rospo smeraldino) e i rettili, tra cui diverse specie di serpenti e la rara testuggine palustre.

Adiacente l’Oasi lago Salso c’è la Palude Frattarolo, (territorio non fruibile, se non dall’esterno) anch’essa area umida, è costituita in gran parte da bassi acquitrini salmastri variamente distribuiti.